L’uomo che non ha intenzione di correre

Ottobre 16, 2009 di Philapple

Oggi Stalin (d’ora innanzi chiameremo così il professore di educazione fisica) (più tardi chiameremo alla stessa maniera un innumerevole e sempre maggior numero di persone) voleva farmi correre fino all’estinzione totale di me stesso all’aria aperta, alle 8.00 di mattina. Credo l’intento fosse farmi provare l’ebbrezza di vivere in Siberia e il piacere del clima artico.

Io non mi son presentato e sono entrato un’ora dopo a scuola, che mica son scemo. Già è una settimana che son stanco, raffreddato e mezzo ammalato. I miei movimenti, soprattutto in ore mattutine, si son fatti rarefatti e il mal di testa fa continue capatine. Con lo zufolo che mi metto a correre alle 8.00 di mattina all’aria aperta col freddo polare e col rischio di ghiacciare sulla posizione di partenza.

Non era capace di spiegare

Ottobre 7, 2009 di Philapple

Uno passa due anni a raccontare a tutti che se lui non riesce in matematica è colpa del professore, spiega che se ha preso quattro in quella verifica e pure in praticamente tutte le altre è perchè chi spiega è inabile a trasmettere le nozioni e richiede cose assurde nei test, cerca di persuadere chi gli sta attorno che lui non sarebbe una persona da quattro ma che è impossibile prendere un voto maggiore con quel professore perchè è troppo severo e bastardo. Sa che in realtà non è così, ma questo capro espiatorio è senza dubbio comodo e vantaggioso.

Poi, improvvisamente, accade una cosa che mai avrebbe dovuto avvenire: il professore cambia. Quello vecchio se ne va e ne arriva uno nuovo. Stranamente, quello nuovo è bravo. Stranamente, la medesima persona di prima, quella che prendeva quattro senza averne la minima colpa, alla prima verifica prende quattro e mezzo. Esatto, proprio così. Ovviamente, gli si chiedono spiegazioni. Come fa questa persona a persuadere i parenti che non è colpa sua, inventandosi che pure adesso ha avuto la sfortuna più grande di questo pianeta ritrovandosi un inetto? Può forse dirgli che il nuovo insegnante è il fratello gemello del precedente? O che è il medesimo professore mascherato sotto mentite spoglie e falso nome?

O, forse, potrebbe far notare quel mezzo voto in più. Insomma, dimostrerebbe che tutto sommato aveva ragione. Non era colpa sua. Lui valeva ben mezzo voto in più.

Come liberarsi di un figlio

Ottobre 1, 2009 di Philapple

camera

Quella nella foto, è la mia camera. Anche se, visto lo stato, non so quanto ancora possa essere appropriato utilizzare un tempo presente. Mettiamola in questo modo. Mia madre deve aver avuto voglia di liberarsi di me, senza però sapere come farlo. Deve aver pensato dopo lunghi rimuginamenti che una via potesse essere quella di rendermi inagibile la camera, in modo che io fossi costretto ad andarmene. Già sei mesi addietro si è messa all’opera per attuare questo suo piano e, circa verso Aprile, la grande idea gli è sovvenuta alla mente. Me l’ha annunciata un pomeriggio, un Sabato pomeriggio, quando tornato da scuola ignaro mi son ritrovato con impalcature e pilastri in mezzo alla camera: ha detto che presto o tardi avrei dovuto svuotare tutto, perchè quelle impalcature appena messe servivano per sostenere il vecchio soffitto, di cartongesso, mentre dal piano superiore ne veniva fatto uno nuovo, di legno, che una volta completato avrebbe dovuto dunque sostituire quello attuale. Il soffitto fu presto concluso, tuttavia per mesi non ricevetti ordine di andarmene, cosa necessaria per rimuovere le impalcature e, soprattutto, buttar giù il cartongesso.

Poi, una settimama addietro, la notizia di espatrio giunse. Mi disse di aver rivisto il muratore e aggiunse che subito si erano accordati per sbattermi fuori il Lunedì successivo. Scatoloni da riempire, libri da trasferire, oggetti svariati da spostare ma, anche, una marea di cose dimenticate da buttare. Al termine di tutto questo, la camera era libera, vuota e bianca, pronta per essere distrutta; cosa che del resto avvenne puntualmente il giorno previsto. E Filippo? Filippo è ora senza una dimora. Un po’ come gli ebrei, aspira a tornare nella terra promessa aka cameretta che tuttavia ora gli è resa inagibile. Del resto rimarrà inaccessibile a lungo, finché i lavori non saranno terminati. Inutile dire che non sembra esserci nessuna fretta perchè ciò avvenga.

Adesso dunque egli vaga di casa in casa. Fortuna vuole che il padre abbia deciso di andarsene per tre settimane per un tour in bici in Madagascar. Ha perso una camera, ma nel frattempo ci ha guadagnato una casa intera. Di tutto ciò che aveva gli son rimaste poche cose, quelle poche cose che aveva preferito non archiviare in cubi di cartone e che è ora costretto a portare sempre con sè. Delle magliette, un pigiama, un libro, un MacBook Pro e un iPhone. Ma, soprattutto, un bollitore e delle bustine di te; che non vorrebbe mai dovervi rinunciare.

Internet racconta bugie?

Gennaio 22, 2009 di Philapple

Quel che segue è il copia & incolla di un tema fatto in classe recentemente dal sottoscritto. E’ una specie di risposta ad un testo scritto da Vincenzo Cerami oramai un anno addietro su Repubblica, intitolato “Quando Narciso viaggia nel web” (se volete, anche per capire meglio il tutto, lo potete leggere e trovare a fine articolo)

Non credo riuscirò mai a leggere su un giornale italiano un articolo che elogi Internet. I giornalisti hanno oramai scelto da molto tempo di mostrarne solo i lati negativi. Internet è pericoloso: è questa l’unica cosa che ci dicono, farcendola con aggettivi dal significato simile. Come se ce ne fosse il bisogno e la gente non ne avesse già abbastanza timore. Hanno del resto ottenuto quello che volevano: si guarda al web come a qualcosa di estraneo, come a qualcosa di insidioso, come se dietro l’angolo ci fosse ad aspettarci un agguato. Le persone che usano Internet sono i nerd, ovvero quella gente strana, dipendente dal mondo virtuale e del tutto disabituata a vivere in quello reale. E’ così, che ai giornali piace raccontare la rete. Mai una volta è venuto in mente, a loro, che a farlo, Internet, sono le medesime persone che si incontrano per strada, le persone comuni. Mai una volta hanno pensato a Internet come a un riflesso dell’umanità, che ovviamente essendo tale ne rispecchia sia i lati positivi che negativi. O forse hanno pensato a entrambe le cose, ma per comodità e timore scelgono di mostrarne solo il secondo lato.
Ma Internet, secondo me, è come una grande città. Ha il suo centro, con i grattacieli di Google e Yahoo, le vie principali, con in siti semiconosciuti, attorno si sviluppano i quartieri con le pagine amatoriali e poi, ai lati, in periferia, si trovano i siti pericolosi, che è meglio evitare.

Internet soddisfa un bisogno primario della razza umana: esprimersi, comunicare. E’ vero che probabilmente come dice Cerami si pensa troppo a se, quando si è in rete, finendo con il riflettere continuamente su ciò che si è fatto, con il ripercorrere i propri passi per poterli raccontare. Ma è forse un problema? E’ forse un problema riflettere su ciò che si è quando nella caoticità del mondo reale lo si fa così poco? E’ forse un peccato scrivere su un blog una propria esperienza, un proprio pensiero, a rischio di sembrare narcisisti? Non credo lo sia, non credo di dovermi sentire in colpa se scrivo, se mi esprimo.

Se Cerami crede che le parole non possano trasmettere verità, se crede che tutti siano bugiardi e raccontino storie, il problema è suo, così come è sua l’idea che parole snaturate da gesti e voci siano mendaci e inutili. Io credo, forse sbagliando, che le parole siano in grado di trasmettere molto, che alcuni blog che giornalmente leggo, e mi sto riferendo a blog scritti da persone che sanno cosa sia la lingua italiana, abbiano lo stesso valore che può avere un articolo scritto da un giornalista, uno la cui autorità sia riconosciuta ufficialmente. E’ chiaro che se una persona non è un giornalista o uno scrittore, per forza dovrà ricorrere a Internet per esprimersi, e non vedo per quale ragione le sue parole dovrebbero essere superflue, contrariamente a quelle del giornalista.
Credo anche che un rapporto fatto di sole parole, di pura essenza, slegato da ogni contatto con il reale ma costituito da soli pensieri, sia possibile e nemmeno troppo deprecabile, come mostra anche David Grossman in quello che è, secondo me, uno dei migliori romanzi mai scritti: “Che tu sia per me il coltello”.
Utilizzare il prossimo per guardarsi dentro, per conoscersi meglio, per arrivare a capirsi; non è una cosa di cui ne farei una grande colpa.

Il problema è che Cerami, come molto frequentemente i giornalisti, avrà guardato e cercato in Internet solo quei blog scritti da adolescenti il cui italiano non può nemmeno definirsi tale, ricchi di foto insulse e testi vuoti. Il problema è che Cerami è finito nella parte sbagliata della rete, quella poco interessante. Ma se Cerami vuole può chiudere la sua chat pubblica (che per inciso non le usa più nessuno) e digitare sulla barra degli indirizzi un altro sito, un blog il cui autore abbia idee e pensieri di “valore”. Cerami vedrà che partendo da questo ne raggiungerà molti altri simili, amici del suddetto blogger, dotati di contenuti altrettando validi. Cerami deve però prima capire qual è l’unico problema di Internet, ovvero l’assenza di un filtro qualità (l’assenza del quale garantisce la democraticità e libertà del mezzo).

Se Cerami riesce in questo compito allora vedrà che di Internet avrà un’altra idea. Ma la scelta e la comprensione della validità di un sito è affidata a lui. Potenzialmente su Internet si ha tutto a disposizione, il vero problema sta ne riuscire a raggiungere ciò che si vuole, a trovare l’informazione ricercata. Non bisognerebbe preoccuparsi troppo dunque sull’esistenza di siti sgradevoli, sbagliati, ma piuttosto sulla persona che questi siti va a cercarli.
Tutto si basa sulla fiducia e il buon senso delle persone, sul loro intelletto. Se uno non ne ha nel mondo reale, non sarà di certo Internet a farlo rinsavire e si comporterà alla medesima maniera nel mondo virtuale.

Io ho conosciuto alcune persone su Internet, grazie a raduni occasionali in giro per l’Italia. Ho conosciuto alcuni blogger, alcuni “scrittori della rete”, e devo rivelare che sono umani comuni, non portano occhiali particolarmente grandi, socializzano in breve tempo e, soprattutto, non restano svegli tutta la notte davanti a uno schermo.

Tutto questo per dire che se si sa come utilizzare il mezzo ci si rende conto che Internet non è muto, che le persone che si incontrano in rete non sono vuote e che il mondo che descrivono non è falso. Dire che Internet, fatto di parole, è vuoto è un po’ come asserire che un testo, un articolo, l’intera letteratura lo sia. Insomma, chi gli darebbe ragione?

ARTICOLO ORIGINALE DI CERAMI: “Quando Narciso viaggia nel Web”

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Lezioni di stile per il nostro Paese: “Cadere in modo glorioso”

Novembre 5, 2008 di Philapple

I perdenti a me hanno sempre interessato più dei vincenti. Sarà che forse io mi ci ritrovo maggiormente, nel ruolo del perdente.

Io ero per Obama. E, sia chiaro, sono più che felice che Obama abbia vinto. Però oggi, appena ho scoperto il risultato, la prima cosa che ho fatto non è stata guardarmi il discorso di Obama, bensì il discorso tenuto da McCain per congratularsi della vittoria del suo avversario, per annunciare la sconfitta. In America sono stati in grado di cambiare. Forse nei fatti non succederà nulla, forse non cambierà niente nella vita comune di ogni cittadino americano, tuttavia si tratta comunque di un passo avanti; un passo avanti, magari anche piccolo, che però noi non siamo stati in grado di compiere con i nostri politici centenari e le nostre vecchie mentalità.

La cosa che ho apprezzato di più è stato però il comportamento tenuto da McCain nel video sopra citato. Si è complimentato con l’avversario, Obama, con parole che sembravano veramente sentite, non dette per dovere o per gentilezza. E nonostante il suddetto discorso l’abbia tenuto davanti ai suoi sostenitori, e a ogni cenno, ringraziamento o complimento verso Obama questi iniziassero a fischiare, lui li ha fatti smettere più volte, quasi sdegnato per la loro reazione. Perchè aveva in mente di fare solo una cosa: congratularsi. Ammettere la sconfitta.

Nessuno dei nostri politici l’ha mai fatto. Nessuno dei nostri politici si è mai comportato in questo modo il giorno seguente le elezioni. E questo un po’ dispiace. Si tratta solo di umiltà, di pura e semplice umiltà. E scusate se è poco.

There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life

Ottobre 21, 2008 di Philapple

Se anche a Milano o in qualsiasi altra città italiana iniziassero a mettere, come a Londra, sui lati dei bus uno slogan pubblicitario per diffondere l’ateismo, penso che lo adibirei a mezzo principale di trasporto. Non dico che arriverei addirittura ad esser felice di essere cittadino di questo stato, ma comunque penso che riuscirei a sembrare un po’ meno triste di questo fatto, potrei anche iniziare ad apprezzare questo Paese o, comunque, a non disprezzarlo.

Ma tanto, per ora, posso solamente limitarmi ad osservare la foto della BBC e la scritta riportata sui bus: There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life. Perchè dubito vedremo mai cose simili in Italia. O vi illudete non sia così?

Quando l’impossibile diventa facile

Ottobre 17, 2008 di Philapple

Mentre osservavo, rammaricato, il professore, intento a mostrare alla lavagna il metodo risolutivo degli esercizi che costituivano la prova di matematica svolta in tempi non troppo remoti, ho pensato che avrei potuto giovare alla sua sapienza se gli avessi fatto dono di un dizionario e gli avessi illustrato il significato di certi lemmi che andava utilizzando.

Il fatto che abbia definito il primo esercizio facilissimo, il secondo una cavolata, il terzo risolvibile in dieci secondi, il quarto banale, il quinto scontato, il sesto simpatico, il settimo già visto e rivisto, mi ha indotto a pensare che lui tutti questi termini non li avesse ancora ben capiti e che, quel che è peggio, li avesse sempre confusi con altri vocaboli, quali irrisolvibile, impossibile, difficile.

Detto questo, che non osi mai più in vita sua a definire, anche solamente per scherzo, un esercizio di matematica simpatico. No, quello no. Mai più. Non in presenza di Filippo.

La notte dei pubblivori

Ottobre 14, 2008 di Philapple

In uno slancio di profondo odio verso me stesso ho acquistato un biglietto per La notte dei pubblivori (Milano, Teatro Arcimboldi – Sabato 25 Ottobre), ovvero un evento che consiste nel essere sottoposti per un’intera nottata, da tarda sera fino all’alba del giorno successivo, alla visione di spot a raffica provenienti da tutto il mondo, senza interruzioni non pubblicitarie. I migliori spot ovviamente, sia recenti che vecchi.

Come ha detto il commesso da cui mi sono fatto fare il biglietto “E’ pazzo. E paga anche per andarci”. Probabilemente è così; ma l’anno scorso ho pagato e poi non ci sono nemmeno andato, non ricordo per quale triste ragione. Quest anno, invece, sicuramente non mancherò.

Le lacrime di Nietzsche

Ottobre 11, 2008 di Philapple

Nietzsche incontra Breuer e, assieme, avviano quella che potrebbe essere considerata la prima serie di sedute di psicanalisi. Il romanzo, partendo da un presupposto falso, ovvero l’incontro fra questi due soggetti, mai avvenuto nella realtà, è in grado di far emozionare il lettore guidandolo attraverso le tematiche fondamentali dell’animo umano, che ossessionano ciascuno di noi.

Il tutto inizia quando una sfrontata Lou Salomè, in preda alla preoccupazione per salute del suo amico Nietzsche, è spinta a richiedere a Breuer, uno stimato medico della Vienna di fine ottocento, una cura per il filosofo. Un’azione che la vera Lou Salomè, ben poco predisposta ad ammettere i propri sbagli o provare pena per Nietzsche, non avrebbe mai fatto. Breuer decide di accettare la proposta, che si rivelerà molto difficile da mettere in atto per un semplice motivo: l’orgoglio che Nietzsche prova per sè stesso, la sua incapacità a voler ammettere esplicitamente di aver bisogno di aiuto, la sua volontà di non sottomettersi a nessun altro. Motivi per colpa dei quali, Breuer, sarà costretto a mentire e a non menzionare mai la visità della ragazza. Sarà molto difficile avvicinarsi a Nietzsche e cercare di curarlo senza che lui se ne accorga, senza che in qualche modo senta sottomessa la sua potenza.

Sarà proprio in questo clima che Bruer proporrà a Nietzsche, per evitare di perderlo, di fare entrambi da pazienti e da medici: Bruer curerà al filosofo le continue emicranie e i permanenti dolori fisici mentre quest ultimo cercherà di guarire i mali interiori, legati al pensiero e all’animo, che Breuer da un po’ di tempo prova. Grazie a questo accordo i due si incontreranno una volta al giorno e avranno lungo tempo per discutere fra loro, lungo tempo per intraprendere, in uno stato primordiale, una prima cura di psicanalisi. Si avvierà dunque un dibattito serrato, in cui Nietzsche metterà in chiaro le sue idee e le sue posizioni irremovibili e cercherà di guarire il medico dal male attraverso la propria filosofia.

Ed è proprio grazie a questi continui dibattiti, a queste conversazioni, a questi interrogatori che Irivin D. Yalom riesce a catturare l’attenzione del lettore. Presentando la filosofia di Nietzsche in modo chiaro e accattivante, rendendola masticabile e comprensibile ad una prima lettura. Rendendo evidenti al lettore i sentimenti repressi del filosofo, che da troppo tempo cerca di nascondere la propria paura, tristezza o solitudine per evitare di apparire umano, troppo umano.

Un dibattito che non mancherà di affascinare l’ascoltatore. Un dibattito che si prolungherà per le oltre quattrocento pagine del libro ma che, nonostante questo, non apparirà mai pesante. Un dibattito grazie a cui Breuer uscirà rinnovato, finalmente curato dai propri mali e alla fine del quale Nietzsche, oramai esausto e non più in grado di tenere i suoi pensieri all’interno del suo corpo, rivelerà tutto. In un momento in cui Breuer oramai aveva perso ogni speranza e si era definitivamente rassegnato ad essere lui il paziente e Nietzsche il medico, il filosofo irromperà in un pianto e, inaspettatamente, riverserà all’esterno i pensieri e le sofferenze che lo tormentano, il disperato bisogno di un amico vero; in altre parole tutte quei sentimenti che, per via della sua filosofia, aveva tenuto nascosti anche a sè stesso.

Everyman. Ovvero il destino di ogni uomo

Ottobre 2, 2008 di Philapple

Everyman è un libro, non molto lungo, formato più o meno da un centinaio di pagine, scritto da Philip Roth a proposito della morte. E’ un libro che, in altre parole, racconta una storia che riguarda tutti noi. L’autore, per farlo, ha deciso di prendere come esempio la vita di un uomo comune. Un uomo felice, atletico, che ha vissuto senza problemi di salute per la maggior parte della sua esistenza. Fino a quando, improvvisamente, le sue forze hanno iniziato a diminuire, il suo corpo a presentare dei difetti e lui stesso a non sentire più tutte quelle energie che un tempo gli appartenevano.

Everyman, insomma, racconta il nostro invecchiare, il nostro incessante decadimento fisico. Tutti noi, del resto, abbiamo un periodo della nostra esistenza in cui ci sentiamo invincibili, in cui crediamo che il momento in cui dovremo abbandonare il mondo sia molto remoto. Eppure, improvvisamente, arriva un giorno in cui il pensiero della morte, che fino a un attimo prima eravamo riusciti a soffocare in un angolo nascosto della nostra mente, si farà vivido e presente, tormentandoci continuamente. Il pensiero che i nostri giorni sono contati, il pensiero che prima o poi moriremo, il pensiero che un giorno non ci sveglieremo più e la piena consapevolezza che, questo giorno, si avvicina sempre di più ogni momento che passa. Il pensiero che si nasce per vivere e invece si muore.

Philip Roth in questo suo libro è riuscito credo alla perfezione a delineare i pensieri di un uomo oramai vinto dalla vecchiaia, un uomo che da un giorno all altro potrebbe dover essere costretto a dire addio a tutto, a entrare nel nulla e, quel che è peggio, senza nemmeno rendersene conto. Un uomo che dovrà iniziare improvvisamente a lottare contro problemi coronari e malattie svariate che, fino a pochi anni prima, non avrebbe mai detto di poter avere.

Un uomo oramai giunto alla fine della sua esistenza e che nel corso dei suoi ultimi anni di vita diventerà sempre più consapevole di non aver molto altro tempo a disposizione. Questo per via delle persone con cui entrerà in contatto, persone un tempo giovani e spensierate come lui, persone che aveva conosciuto anni addietro e che ora troverà o nelle sue stesse condizioni o già morte. Il protagonista inizierà improvvisamente a pensare alla vita e non più a viverla, riconoscendo i propri sbagli, tentando vanamente di distrarre il pensiero della morte dedicandosi alla pittura.

Purtroppo, però, nonostante i suoi sforzi e la sua volontà ben presto dovrà dire addio a tutto. Dovrà dire addio a tutte le cose che un tempo per lui erano state fondamentali. Dovrà separarsi da tutti, improvvisamente, senza nessun preavviso.