Lezioni di stile per il nostro Paese: “Cadere in modo glorioso”

Novembre 5, 2008 by Philapple

I perdenti a me hanno sempre interessato più dei vincenti. Sarà che forse io mi ci ritrovo maggiormente, nel ruolo del perdente.

Io ero per Obama. E, sia chiaro, sono più che felice che Obama abbia vinto. Però oggi, appena ho scoperto il risultato, la prima cosa che ho fatto non è stata guardarmi il discorso di Obama, bensì il discorso tenuto da McCain per congratularsi della vittoria del suo avversario, per annunciare la sconfitta. In America sono stati in grado di cambiare. Forse nei fatti non succederà nulla, forse non cambierà niente nella vita comune di ogni cittadino americano, tuttavia si tratta comunque di un passo avanti; un passo avanti, magari anche piccolo, che però noi non siamo stati in grado di compiere con i nostri politici centenari e le nostre vecchie mentalità.

La cosa che ho apprezzato di più è stato però il comportamento tenuto da McCain nel video sopra citato. Si è complimentato con l’avversario, Obama, con parole che sembravano veramente sentite, non dette per dovere o per gentilezza. E nonostante il suddetto discorso l’abbia tenuto davanti ai suoi sostenitori, e a ogni cenno, ringraziamento o complimento verso Obama questi iniziassero a fischiare, lui li ha fatti smettere più volte, quasi sdegnato per la loro reazione. Perchè aveva in mente di fare solo una cosa: congratularsi. Ammettere la sconfitta.

Nessuno dei nostri politici l’ha mai fatto. Nessuno dei nostri politici si è mai comportato in questo modo il giorno seguente le elezioni. E questo un po’ dispiace. Si tratta solo di umiltà, di pura e semplice umiltà. E scusate se è poco.

There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life

Ottobre 21, 2008 by Philapple

Se anche a Milano o in qualsiasi altra città italiana iniziassero a mettere, come a Londra, sui lati dei bus uno slogan pubblicitario per diffondere l’ateismo, penso che lo adibirei a mezzo principale di trasporto. Non dico che arriverei addirittura ad esser felice di essere cittadino di questo stato, ma comunque penso che riuscirei a sembrare un po’ meno triste di questo fatto, potrei anche iniziare ad apprezzare questo Paese o, comunque, a non disprezzarlo.

Ma tanto, per ora, posso solamente limitarmi ad osservare la foto della BBC e la scritta riportata sui bus: There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life. Perchè dubito vedremo mai cose simili in Italia. O vi illudete non sia così?

Quando l’impossibile diventa facile

Ottobre 17, 2008 by Philapple

Mentre osservavo, rammaricato, il professore, intento a mostrare alla lavagna il metodo risolutivo degli esercizi che costituivano la prova di matematica svolta in tempi non troppo remoti, ho pensato che avrei potuto giovare alla sua sapienza se gli avessi fatto dono di un dizionario e gli avessi illustrato il significato di certi lemmi che andava utilizzando.

Il fatto che abbia definito il primo esercizio facilissimo, il secondo una cavolata, il terzo risolvibile in dieci secondi, il quarto banale, il quinto scontato, il sesto simpatico, il settimo già visto e rivisto, mi ha indotto a pensare che lui tutti questi termini non li avesse ancora ben capiti e che, quel che è peggio, li avesse sempre confusi con altri vocaboli, quali irrisolvibile, impossibile, difficile.

Detto questo, che non osi mai più in vita sua a definire, anche solamente per scherzo, un esercizio di matematica simpatico. No, quello no. Mai più. Non in presenza di Filippo.

La notte dei pubblivori

Ottobre 14, 2008 by Philapple

In uno slancio di profondo odio verso me stesso ho acquistato un biglietto per La notte dei pubblivori (Milano, Teatro Arcimboldi - Sabato 25 Ottobre), ovvero un evento che consiste nel essere sottoposti per un’intera nottata, da tarda sera fino all’alba del giorno successivo, alla visione di spot a raffica provenienti da tutto il mondo, senza interruzioni non pubblicitarie. I migliori spot ovviamente, sia recenti che vecchi.

Come ha detto il commesso da cui mi sono fatto fare il biglietto “E’ pazzo. E paga anche per andarci”. Probabilemente è così; ma l’anno scorso ho pagato e poi non ci sono nemmeno andato, non ricordo per quale triste ragione. Quest anno, invece, sicuramente non mancherò.

Le lacrime di Nietzsche

Ottobre 11, 2008 by Philapple

Nietzsche incontra Breuer e, assieme, avviano quella che potrebbe essere considerata la prima serie di sedute di psicanalisi. Il romanzo, partendo da un presupposto falso, ovvero l’incontro fra questi due soggetti, mai avvenuto nella realtà, è in grado di far emozionare il lettore guidandolo attraverso le tematiche fondamentali dell’animo umano, che ossessionano ciascuno di noi.

Il tutto inizia quando una sfrontata Lou Salomè, in preda alla preoccupazione per salute del suo amico Nietzsche, è spinta a richiedere a Breuer, uno stimato medico della Vienna di fine ottocento, una cura per il filosofo. Un’azione che la vera Lou Salomè, ben poco predisposta ad ammettere i propri sbagli o provare pena per Nietzsche, non avrebbe mai fatto. Breuer decide di accettare la proposta, che si rivelerà molto difficile da mettere in atto per un semplice motivo: l’orgoglio che Nietzsche prova per sè stesso, la sua incapacità a voler ammettere esplicitamente di aver bisogno di aiuto, la sua volontà di non sottomettersi a nessun altro. Motivi per colpa dei quali, Breuer, sarà costretto a mentire e a non menzionare mai la visità della ragazza. Sarà molto difficile avvicinarsi a Nietzsche e cercare di curarlo senza che lui se ne accorga, senza che in qualche modo senta sottomessa la sua potenza.

Sarà proprio in questo clima che Bruer proporrà a Nietzsche, per evitare di perderlo, di fare entrambi da pazienti e da medici: Bruer curerà al filosofo le continue emicranie e i permanenti dolori fisici mentre quest ultimo cercherà di guarire i mali interiori, legati al pensiero e all’animo, che Breuer da un po’ di tempo prova. Grazie a questo accordo i due si incontreranno una volta al giorno e avranno lungo tempo per discutere fra loro, lungo tempo per intraprendere, in uno stato primordiale, una prima cura di psicanalisi. Si avvierà dunque un dibattito serrato, in cui Nietzsche metterà in chiaro le sue idee e le sue posizioni irremovibili e cercherà di guarire il medico dal male attraverso la propria filosofia.

Ed è proprio grazie a questi continui dibattiti, a queste conversazioni, a questi interrogatori che Irivin D. Yalom riesce a catturare l’attenzione del lettore. Presentando la filosofia di Nietzsche in modo chiaro e accattivante, rendendola masticabile e comprensibile ad una prima lettura. Rendendo evidenti al lettore i sentimenti repressi del filosofo, che da troppo tempo cerca di nascondere la propria paura, tristezza o solitudine per evitare di apparire umano, troppo umano.

Un dibattito che non mancherà di affascinare l’ascoltatore. Un dibattito che si prolungherà per le oltre quattrocento pagine del libro ma che, nonostante questo, non apparirà mai pesante. Un dibattito grazie a cui Breuer uscirà rinnovato, finalmente curato dai propri mali e alla fine del quale Nietzsche, oramai esausto e non più in grado di tenere i suoi pensieri all’interno del suo corpo, rivelerà tutto. In un momento in cui Breuer oramai aveva perso ogni speranza e si era definitivamente rassegnato ad essere lui il paziente e Nietzsche il medico, il filosofo irromperà in un pianto e, inaspettatamente, riverserà all’esterno i pensieri e le sofferenze che lo tormentano, il disperato bisogno di un amico vero; in altre parole tutte quei sentimenti che, per via della sua filosofia, aveva tenuto nascosti anche a sè stesso.

Everyman. Ovvero il destino di ogni uomo

Ottobre 2, 2008 by Philapple

Everyman è un libro, non molto lungo, formato più o meno da un centinaio di pagine, scritto da Philip Roth a proposito della morte. E’ un libro che, in altre parole, racconta una storia che riguarda tutti noi. L’autore, per farlo, ha deciso di prendere come esempio la vita di un uomo comune. Un uomo felice, atletico, che ha vissuto senza problemi di salute per la maggior parte della sua esistenza. Fino a quando, improvvisamente, le sue forze hanno iniziato a diminuire, il suo corpo a presentare dei difetti e lui stesso a non sentire più tutte quelle energie che un tempo gli appartenevano.

Everyman, insomma, racconta il nostro invecchiare, il nostro incessante decadimento fisico. Tutti noi, del resto, abbiamo un periodo della nostra esistenza in cui ci sentiamo invincibili, in cui crediamo che il momento in cui dovremo abbandonare il mondo sia molto remoto. Eppure, improvvisamente, arriva un giorno in cui il pensiero della morte, che fino a un attimo prima eravamo riusciti a soffocare in un angolo nascosto della nostra mente, si farà vivido e presente, tormentandoci continuamente. Il pensiero che i nostri giorni sono contati, il pensiero che prima o poi moriremo, il pensiero che un giorno non ci sveglieremo più e la piena consapevolezza che, questo giorno, si avvicina sempre di più ogni momento che passa. Il pensiero che si nasce per vivere e invece si muore.

Philip Roth in questo suo libro è riuscito credo alla perfezione a delineare i pensieri di un uomo oramai vinto dalla vecchiaia, un uomo che da un giorno all altro potrebbe dover essere costretto a dire addio a tutto, a entrare nel nulla e, quel che è peggio, senza nemmeno rendersene conto. Un uomo che dovrà iniziare improvvisamente a lottare contro problemi coronari e malattie svariate che, fino a pochi anni prima, non avrebbe mai detto di poter avere.

Un uomo oramai giunto alla fine della sua esistenza e che nel corso dei suoi ultimi anni di vita diventerà sempre più consapevole di non aver molto altro tempo a disposizione. Questo per via delle persone con cui entrerà in contatto, persone un tempo giovani e spensierate come lui, persone che aveva conosciuto anni addietro e che ora troverà o nelle sue stesse condizioni o già morte. Il protagonista inizierà improvvisamente a pensare alla vita e non più a viverla, riconoscendo i propri sbagli, tentando vanamente di distrarre il pensiero della morte dedicandosi alla pittura.

Purtroppo, però, nonostante i suoi sforzi e la sua volontà ben presto dovrà dire addio a tutto. Dovrà dire addio a tutte le cose che un tempo per lui erano state fondamentali. Dovrà separarsi da tutti, improvvisamente, senza nessun preavviso.

Sotto controllo

Settembre 10, 2008 by Philapple

Come prima giornata di scuola, hanno deciso di schedarmi. Mi hanno rifilato una stupida tessera con stampato nome e cognome e numero identificativo, oltre che un grazioso codice a barre. Ora ogni volta che entrerò nell’edificio scolastico dovrò gentilmente mostrarla a un alto aggeggio grigio, dallo sguardo cattivo, che emette inquietanti raggi rossi, al fine di scannerizzare il codice.

Lo chiamano Totem. Registra le presenze. Se non gli dai la tessera, ti segna su Internet come assente, se gliela fornisci in ritardo rispetto all’orario dell’inizio delle lezioni molto gentilmente ti rifila uno scontrino con esplicitato di quanto sei in ritardo. Ricorda un po’ il teleschermo di 1984 di Orwell, solo che per ora sul suo schermo touch ha deciso di non mostrare nessun Grande Fratello, ma solamente l’orario attuale e una spiazzante schermata bianca.

Il prossimo passo sarà scannerizzarmi l’iride, prenermi l’impronta digitale e piazzare CCTV in ogni angolo del corridorio, in modo da conoscere quante fotocopie di appunti presi da compagni più diligenti fa Filippo al giorno, o il numero elevato di caffè che consuma alla macchinetta.

Nel frattempo, mentre attendo questi ultimi progressi, ho un nuovo nome. Ed è 30462. E’ il mio numero identificato. Sospetto che fra meno di un anno i professori inizieranno a chiamarci tutti così.

Possibili soluzioni al sovraffollamento globale di Insetti Stecco

Agosto 27, 2008 by Philapple

Una moltitudine di Insetti Stecco appena nati

C’era un tempo in cui da queste parti ci si chiedeva come mai gli Insetti Stecco non generassero prole e si dimostrassero del tutto insensibili verso l’onerosa questione di portare avanti nei secoli e nei secoli il loro pool genico. C’era un tempo, non molto lontano tutto sommato, in cui ci si domandava come mai passassero la giornata ad arrampicarsi placidamente lungo le foglie di rovo poste all’interno della loro gabbia, senza dedicarsi ad altro.

Quell’epoca, tuttavia, oramai è finita. Gli insetti stecco in tempi recenti si sono infatti lasciati prendere dalla lussuria e dai piaceri del corpo, generando un numero spropositato di minuscoli tronchi con le zampe, dando vita così nel giro di pochi giorni ad un grave problema logistico. Ora, da queste parti, ci si chiede cosa farne, di questi 200 insetti stecco, e come gestirli.

Sono settimane infatti che i vogliosi animaletti proliferano senza sosta, recando in tal modo al loro buon Dio (Philapple), che settimana per settimana li nutrisce e gli offre un luogo di soggiorno, un grande dispendio di tempo. Se infatti una volta era sufficiente aggiungere alla gabbia nuovi rovi affinchè i tronchi animati si nutrissero, è ora necessario con una cura immane prima vagliare ogni singolo rovo essiccato presente nella gabbia, alla ricerca di insetti stecco su di esso, in secondo luogo rumoverli e riporli con delicatezza all’interno della gabbia e, per finire, aggiungere al suo interno dei nuovi rovi. L’operazione impiega circa 45 minuti, visto che su ogni singolo rovo risiedono una quindicina di insetti.

Si presenta sempre più grave, dunque, il problema di come sbarazzarsi della maggior parte della popolazione, in vista di una futura ovulata in cui tutti tutti i 200 esemplari attuali daranno vita ciascuno a ulteriori 200 insetti; calcolando infatti che la popolazione odierna è frutto di soli sette animaletti, non voglio nemmeno immaginare a cosa daranno vita questi duecento quando si daranno anche loro alla coopulazione. Con cura meticolosa, dunque, si stanno studiando possibili strade per affrontare l’avvenire. Una di queste potrebbe essere denutrirli: lasciarli senza cibo per due settimane, offrendogli in tal modo un tempo di carestia abbastanza lungo affinchè la popolazione si decimi e restino solamente gli esemplari forti. Una seconda via potrebbe essere quella di esportare gran parte della plebe in un pianeta a lei sconosciuto, affidandola al destino (il che significa prendere un centinaio di questi robi e riporli nel giardino pubblico di fianco a casa). Una terza via: fargli dono di qualche cataclisma, malattia o sofferenza che li porti a ridursi a una ventina di esemplari. Una quarta, ed ultima, via: regalarli a chiunque li richieda (peccato che sembrano essere veramente poco bramati dai comuni mortali).

P.S. A ciò aggiunto che chiunque decida di commentare quest articolo si vedrà recapitare a casa a distanza di pochi giorni una nutrita schiera di Insetti Stecco. Commentandolo, infatti, noi vi ruberemo l’IP, grazie al quale rintracceremo l’indirizzo della vostra abitazione per rifilarvi numerosi esemplari di questa simpatica specie di insetti. Se per caso decidete di commentare da un Internet Point siete pregati di informare il gestore di prepararsi all’adozione acquistando una gabbietta abbastanza capiente (ma anche un monolocale, o una piccola serra).

Scrittori e filosofi famosi sotto forma di peluches

Luglio 28, 2008 by Philapple

Tolstoj sotto forma di Peluches

Oramai l’avrete capito, quanto a me piacciano certe idiotissime idee. Come quella di ridurre sotto forma di peluches scrittori, pittori, filosofi, fisici, matematici e altri personaggi famosi. Un’idea di cui ho scoperto l’esistenza quando ho visto in una cesta dello uno shop di un museo di Manchester il Peluches di Tolstoj, assieme ad altri di diversi individui. Prima di prenderlo ho cercato per un buon quarto d’ora, nella suddetta cesta, se per caso avessero Dostoevskij, Nietzsche, o qualche altro mito personale ma, alla fine, non avendo trovato nulla, e avendo appurato che fra i presenti il più interessante fosse proprio Tolstoj, mi sono rassegnato a prender lui.

Ciò nonostante ho cercato per diciamo mezzo secondo in rete e sono giunto ad un sito, il sito dell’azienda che li produce, in cui sono raccolti moltissimi altri geni che a me erano sfuggiti e che nel suddetto museo non avevano. Nel sito, philosophersguild.com, ne ho trovati altri, molti altri, oltre i due che cercavo, che adesso sarò costretto a prendere:

  • Sigmund Freud
  • Nietzsche
  • Socrate
  • Dostoevskij
  • James Joyce
  • George Orwell
  • Schopenhauer

Inutile dire di quanto mi senta idiota. Inutile dire di quanto, però, l’idea di ridurre sotto forma di peluches questo geni sia geniale. Non vedo l’ora di poter coccolare Nietzsche, giocare con Dostoevskij e dormire assieme a Freud (o dite che è meglio Jung? Perchè volendo hanno anche Carl Jung).

Addio Manchester

Luglio 19, 2008 by Philapple

Jae

Filippo cammina triste per le strade della città, melanconico cerca di passare davanti a tutti i luoghi che gli sono piaciuti. Velocemente entra in ogni museo che incontra, per rispolverare seppur per un attimo nella sua mente il momento in cui ci è stato la prima volta.

Filippo cammina triste per le strade della città, noncurane della pioggia, immerso nei pensieri. Ripensa alle persone che ha incontrato, ai posti che ha visto, a ciò che ha fatto, ai pensieri che ha avuto. Ripensa a quando è arrivato, ripensa alla sua prima visita in città; ripensa alle cose speciali, ma anche a quelle ordinarie.

Filippo cammina veloce, senza meta, cercando di assorbire tutto; tempo, luoghi e passanti. Filippo cammina triste, osserva ogni cosa con rimpianto.

Filippo siede in aereoporto, in attesa di un volo che lo porterà via da questa città, da questo paese. Quando domani si sveglierà, non ci sarà nessun bus a due piani da dover prendere.