Quel che segue è il copia & incolla di un tema fatto in classe recentemente dal sottoscritto. E’ una specie di risposta ad un testo scritto da Vincenzo Cerami oramai un anno addietro su Repubblica, intitolato “Quando Narciso viaggia nel web” (se volete, anche per capire meglio il tutto, lo potete leggere e trovare a fine articolo)
Non credo riuscirò mai a leggere su un giornale italiano un articolo che elogi Internet. I giornalisti hanno oramai scelto da molto tempo di mostrarne solo i lati negativi. Internet è pericoloso: è questa l’unica cosa che ci dicono, farcendola con aggettivi dal significato simile. Come se ce ne fosse il bisogno e la gente non ne avesse già abbastanza timore. Hanno del resto ottenuto quello che volevano: si guarda al web come a qualcosa di estraneo, come a qualcosa di insidioso, come se dietro l’angolo ci fosse ad aspettarci un agguato. Le persone che usano Internet sono i nerd, ovvero quella gente strana, dipendente dal mondo virtuale e del tutto disabituata a vivere in quello reale. E’ così, che ai giornali piace raccontare la rete. Mai una volta è venuto in mente, a loro, che a farlo, Internet, sono le medesime persone che si incontrano per strada, le persone comuni. Mai una volta hanno pensato a Internet come a un riflesso dell’umanità, che ovviamente essendo tale ne rispecchia sia i lati positivi che negativi. O forse hanno pensato a entrambe le cose, ma per comodità e timore scelgono di mostrarne solo il secondo lato.
Ma Internet, secondo me, è come una grande città. Ha il suo centro, con i grattacieli di Google e Yahoo, le vie principali, con in siti semiconosciuti, attorno si sviluppano i quartieri con le pagine amatoriali e poi, ai lati, in periferia, si trovano i siti pericolosi, che è meglio evitare.
Internet soddisfa un bisogno primario della razza umana: esprimersi, comunicare. E’ vero che probabilmente come dice Cerami si pensa troppo a se, quando si è in rete, finendo con il riflettere continuamente su ciò che si è fatto, con il ripercorrere i propri passi per poterli raccontare. Ma è forse un problema? E’ forse un problema riflettere su ciò che si è quando nella caoticità del mondo reale lo si fa così poco? E’ forse un peccato scrivere su un blog una propria esperienza, un proprio pensiero, a rischio di sembrare narcisisti? Non credo lo sia, non credo di dovermi sentire in colpa se scrivo, se mi esprimo.
Se Cerami crede che le parole non possano trasmettere verità, se crede che tutti siano bugiardi e raccontino storie, il problema è suo, così come è sua l’idea che parole snaturate da gesti e voci siano mendaci e inutili. Io credo, forse sbagliando, che le parole siano in grado di trasmettere molto, che alcuni blog che giornalmente leggo, e mi sto riferendo a blog scritti da persone che sanno cosa sia la lingua italiana, abbiano lo stesso valore che può avere un articolo scritto da un giornalista, uno la cui autorità sia riconosciuta ufficialmente. E’ chiaro che se una persona non è un giornalista o uno scrittore, per forza dovrà ricorrere a Internet per esprimersi, e non vedo per quale ragione le sue parole dovrebbero essere superflue, contrariamente a quelle del giornalista.
Credo anche che un rapporto fatto di sole parole, di pura essenza, slegato da ogni contatto con il reale ma costituito da soli pensieri, sia possibile e nemmeno troppo deprecabile, come mostra anche David Grossman in quello che è, secondo me, uno dei migliori romanzi mai scritti: “Che tu sia per me il coltello”.
Utilizzare il prossimo per guardarsi dentro, per conoscersi meglio, per arrivare a capirsi; non è una cosa di cui ne farei una grande colpa.
Il problema è che Cerami, come molto frequentemente i giornalisti, avrà guardato e cercato in Internet solo quei blog scritti da adolescenti il cui italiano non può nemmeno definirsi tale, ricchi di foto insulse e testi vuoti. Il problema è che Cerami è finito nella parte sbagliata della rete, quella poco interessante. Ma se Cerami vuole può chiudere la sua chat pubblica (che per inciso non le usa più nessuno) e digitare sulla barra degli indirizzi un altro sito, un blog il cui autore abbia idee e pensieri di “valore”. Cerami vedrà che partendo da questo ne raggiungerà molti altri simili, amici del suddetto blogger, dotati di contenuti altrettando validi. Cerami deve però prima capire qual è l’unico problema di Internet, ovvero l’assenza di un filtro qualità (l’assenza del quale garantisce la democraticità e libertà del mezzo).
Se Cerami riesce in questo compito allora vedrà che di Internet avrà un’altra idea. Ma la scelta e la comprensione della validità di un sito è affidata a lui. Potenzialmente su Internet si ha tutto a disposizione, il vero problema sta ne riuscire a raggiungere ciò che si vuole, a trovare l’informazione ricercata. Non bisognerebbe preoccuparsi troppo dunque sull’esistenza di siti sgradevoli, sbagliati, ma piuttosto sulla persona che questi siti va a cercarli.
Tutto si basa sulla fiducia e il buon senso delle persone, sul loro intelletto. Se uno non ne ha nel mondo reale, non sarà di certo Internet a farlo rinsavire e si comporterà alla medesima maniera nel mondo virtuale.
Io ho conosciuto alcune persone su Internet, grazie a raduni occasionali in giro per l’Italia. Ho conosciuto alcuni blogger, alcuni “scrittori della rete”, e devo rivelare che sono umani comuni, non portano occhiali particolarmente grandi, socializzano in breve tempo e, soprattutto, non restano svegli tutta la notte davanti a uno schermo.
Tutto questo per dire che se si sa come utilizzare il mezzo ci si rende conto che Internet non è muto, che le persone che si incontrano in rete non sono vuote e che il mondo che descrivono non è falso. Dire che Internet, fatto di parole, è vuoto è un po’ come asserire che un testo, un articolo, l’intera letteratura lo sia. Insomma, chi gli darebbe ragione?
ARTICOLO ORIGINALE DI CERAMI: “Quando Narciso viaggia nel Web”
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