Possibili soluzioni al sovraffollamento globale di Insetti Stecco

agosto 27, 2008 di Philapple

Una moltitudine di Insetti Stecco appena nati

C’era un tempo in cui da queste parti ci si chiedeva come mai gli Insetti Stecco non generassero prole e si dimostrassero del tutto insensibili verso l’onerosa questione di portare avanti nei secoli e nei secoli il loro pool genico. C’era un tempo, non molto lontano tutto sommato, in cui ci si domandava come mai passassero la giornata ad arrampicarsi placidamente lungo le foglie di rovo poste all’interno della loro gabbia, senza dedicarsi ad altro.

Quell’epoca, tuttavia, oramai è finita. Gli insetti stecco in tempi recenti si sono infatti lasciati prendere dalla lussuria e dai piaceri del corpo, generando un numero spropositato di minuscoli tronchi con le zampe, dando vita così nel giro di pochi giorni ad un grave problema logistico. Ora, da queste parti, ci si chiede cosa farne, di questi 200 insetti stecco, e come gestirli.

Sono settimane infatti che i vogliosi animaletti proliferano senza sosta, recando in tal modo al loro buon Dio (Philapple), che settimana per settimana li nutrisce e gli offre un luogo di soggiorno, un grande dispendio di tempo. Se infatti una volta era sufficiente aggiungere alla gabbia nuovi rovi affinchè i tronchi animati si nutrissero, è ora necessario con una cura immane prima vagliare ogni singolo rovo essiccato presente nella gabbia, alla ricerca di insetti stecco su di esso, in secondo luogo rumoverli e riporli con delicatezza all’interno della gabbia e, per finire, aggiungere al suo interno dei nuovi rovi. L’operazione impiega circa 45 minuti, visto che su ogni singolo rovo risiedono una quindicina di insetti.

Si presenta sempre più grave, dunque, il problema di come sbarazzarsi della maggior parte della popolazione, in vista di una futura ovulata in cui tutti tutti i 200 esemplari attuali daranno vita ciascuno a ulteriori 200 insetti; calcolando infatti che la popolazione odierna è frutto di soli sette animaletti, non voglio nemmeno immaginare a cosa daranno vita questi duecento quando si daranno anche loro alla coopulazione. Con cura meticolosa, dunque, si stanno studiando possibili strade per affrontare l’avvenire. Una di queste potrebbe essere denutrirli: lasciarli senza cibo per due settimane, offrendogli in tal modo un tempo di carestia abbastanza lungo affinchè la popolazione si decimi e restino solamente gli esemplari forti. Una seconda via potrebbe essere quella di esportare gran parte della plebe in un pianeta a lei sconosciuto, affidandola al destino (il che significa prendere un centinaio di questi robi e riporli nel giardino pubblico di fianco a casa). Una terza via: fargli dono di qualche cataclisma, malattia o sofferenza che li porti a ridursi a una ventina di esemplari. Una quarta, ed ultima, via: regalarli a chiunque li richieda (peccato che sembrano essere veramente poco bramati dai comuni mortali).

P.S. A ciò aggiunto che chiunque decida di commentare quest articolo si vedrà recapitare a casa a distanza di pochi giorni una nutrita schiera di Insetti Stecco. Commentandolo, infatti, noi vi ruberemo l’IP, grazie al quale rintracceremo l’indirizzo della vostra abitazione per rifilarvi numerosi esemplari di questa simpatica specie di insetti. Se per caso decidete di commentare da un Internet Point siete pregati di informare il gestore di prepararsi all’adozione acquistando una gabbietta abbastanza capiente (ma anche un monolocale, o una piccola serra).

Scrittori e filosofi famosi sotto forma di peluches

luglio 28, 2008 di Philapple

Tolstoj sotto forma di Peluches

Oramai l’avrete capito, quanto a me piacciano certe idiotissime idee. Come quella di ridurre sotto forma di peluches scrittori, pittori, filosofi, fisici, matematici e altri personaggi famosi. Un’idea di cui ho scoperto l’esistenza quando ho visto in una cesta dello uno shop di un museo di Manchester il Peluches di Tolstoj, assieme ad altri di diversi individui. Prima di prenderlo ho cercato per un buon quarto d’ora, nella suddetta cesta, se per caso avessero Dostoevskij, Nietzsche, o qualche altro mito personale ma, alla fine, non avendo trovato nulla, e avendo appurato che fra i presenti il più interessante fosse proprio Tolstoj, mi sono rassegnato a prender lui.

Ciò nonostante ho cercato per diciamo mezzo secondo in rete e sono giunto ad un sito, il sito dell’azienda che li produce, in cui sono raccolti moltissimi altri geni che a me erano sfuggiti e che nel suddetto museo non avevano. Nel sito, philosophersguild.com, ne ho trovati altri, molti altri, oltre i due che cercavo, che adesso sarò costretto a prendere:

  • Sigmund Freud
  • Nietzsche
  • Socrate
  • Dostoevskij
  • James Joyce
  • George Orwell
  • Schopenhauer

Inutile dire di quanto mi senta idiota. Inutile dire di quanto, però, l’idea di ridurre sotto forma di peluches questo geni sia geniale. Non vedo l’ora di poter coccolare Nietzsche, giocare con Dostoevskij e dormire assieme a Freud (o dite che è meglio Jung? Perchè volendo hanno anche Carl Jung).

Addio Manchester

luglio 19, 2008 di Philapple

Jae

Filippo cammina triste per le strade della città, melanconico cerca di passare davanti a tutti i luoghi che gli sono piaciuti. Velocemente entra in ogni museo che incontra, per rispolverare seppur per un attimo nella sua mente il momento in cui ci è stato la prima volta.

Filippo cammina triste per le strade della città, noncurane della pioggia, immerso nei pensieri. Ripensa alle persone che ha incontrato, ai posti che ha visto, a ciò che ha fatto, ai pensieri che ha avuto. Ripensa a quando è arrivato, ripensa alla sua prima visita in città; ripensa alle cose speciali, ma anche a quelle ordinarie.

Filippo cammina veloce, senza meta, cercando di assorbire tutto; tempo, luoghi e passanti. Filippo cammina triste, osserva ogni cosa con rimpianto.

Filippo siede in aereoporto, in attesa di un volo che lo porterà via da questa città, da questo paese. Quando domani si sveglierà, non ci sarà nessun bus a due piani da dover prendere.

Dwayne divide la stanza con me

luglio 7, 2008 di Philapple

Meriterebbe una descrizione prolissa e dettagliata, magari anche accompagnata da foto, la famiglia che dovrebbe ospitarmi per due settimane a Manchester, città in cui mi trovo attualmente. Sarà che appena il taxi mi ha recapitato davanti alla casa, dopo un viaggio in aereo di due ore (fra parentesi, il mio primo viaggio in aereo fatto completamente da solo) sono stato accolto da un gruppo di Arabi seduti sui gradini d’ingresso che fumavano allegramente un narghilè al gusto di mela, appena entrato ho trovato tre cinesi che mangiavano noodles e, in camera mia, un soggetto molto particolare degno del cast di Little Miss Sunshine (in particolare Dwayne), ovvero un giapponese seduto sul letto in posizione meditativa, nella quale è rimasto per praticamente tutta la serata, senza compiere il più impercettibile movimento, se si escludono il movimento delle pupille, necessario per leggere senza sosta un libro dalla copertina bianca appartenente a una pila formata da circa altri 10 libri dall’aspetto simile, tutti appartenenti a lui.
Per quello che ho potuto vedere, dunque, sembra un personaggio abbastanza statico. Tanto per dimostrarvi questa sua staticità vi dico che per spegnere la luce della camera, ieri sera, ha impiegato cinque minuti se non più: tre li ha utilizzati per alzarsi dal letto e due li ha impiegati stando immobile con lo sguardo perso nel vuoto, con il dito pigiato sull’interruttore della luce, nell’atto di premerlo.
Avrà anche sorriso due volte a esagerare, in tutta la serata. Tanto è vero che un Arabo, a un certo punto, gli deve anche aver chiesto come mai non sorridesse mai. Domanda che l’ha reso triste e sconsolato, probabilmente per l’aver notato che il povero intervistatore non si è dimostrato in grado di comprendere la sua filosofia di vita.
Dimenticavo che nella camera c’è anche un altro membro, uno spagnolo, che per ora però non ha mostrato caratteristiche preoccupanti, almeno tanto quanto quelle del giapponese.

Tralasciando il caro amico giapponese, che comunque, dopo che ci si è fatti l’abitudine, lo si trova anche simpatico, finendo per uguagliarlo a un soprammobile o qualche altra cosa dotata di una capacità di movimento simile, c’è da aggiungere che quella casa sembra una comune: in uno spazio non molto capiente sono state raccolte più di dieci persone. Un giorno farò il conto, e lo dirò con precisione quante sono, per ora posso sottoscrivere solo questa cifra approssimativa, anche perchè ogni giorno ne sbuca da qualche stanza una nuova. A tutto questo, aggiungerei anche che chi ospita non è nemmeno inglese, ma credo, da ciò che mi deve aver detto (e che io solo in parte ho capito) brasiliana o di qualche paese simile (anche se comunque ha tutto l’aspetto di essere inglese). Credo me l’abbia esplicitato per tranquillizzarmi, infatti mentre parlavo abbastanza difficoltosamente districandomi fra verbi inventati e pseudo parole mal pronunciate ha aggiunto una frase simile a “non preoccuparti, io parlo peggio di te l’inglese”. Forse che avrebbe voluto confortarmi con questa affermazione?

Non vorrei dimenticarmi di dire in che bel quartiere è la casa. Lo spagnolo per rallegrarmi la prima cosa che mi ha detto, subito dopo avermi visto, è stata di non tornare mai, la sera tardi, in bus perchè potrei fare brutte conoscenze, che l’altro giorno a un’altro studente italiano hanno rubato un iPhone. Ha poi aggiunto: Tu sai cos’è un iPhone? E io, con aria sconsolata, gli ho mostrato la mia meravigliosa maglietta con l’iPhone sopra. Dico, certe domande non si fanno a Philapple, nemmeno se non lo si conosce e lo si vede per la prima volta (comunque non mi pare poi un quartiere così pessimo, secondo me è lo spagnolo abituato a luoghi particolarmente ovattati). Gli ho però riassegnato i punti da lui persi con quanto detto sopra quando, appena sceso dall’autobus per il centro, si è fiondato dentro uno Starbucks.

Lo stesso Starbucks in cui mi trovo ora, mentre scrivo, dall’Asus EeePC. E che abbandonerò immediatamente, prima che mi venga la tentazione di prendere l’ennesimo Frappuccino o Caffè Americano. Fra parentesi, scrivere questo mucchio di vaccate mi è costato 5 sterline, 5 sterline di connessione Wireless. Questo per dirvi cosa? Per dirvi di mettervi il cuore in pace e di tranquillizzarvi: non vi tedierò frequentemente con altre cose del genere.

Cosa pensano i commessi delle librerie di me

giugno 28, 2008 di Philapple

E’ la terza volta, questa, che vado il libreria a chiedere se è arrivato un libro dal titolo piuttosto vergognoso, per chi lo ordina: Come smettere di farsi le seghe mentali e vivere meglio.

Ma non è arrivato, come del resto in precedenza: esaurito di nuovo. Eh, no, mi dispiace, vuol dire che ne farò a meno. Di sicuro non entrerò un altro giorno a chiederlo. Ripetere questa figura per tre volte mi è bastato.

Inoltre credo che la prossima volta che deciderò di farmi vedere da quelle parti, in quella libreria, sarà meglio per me che ordini un libro dal titolo estremamente gioioso, tipo Orpolina, come sono felice di tutto!. Perchè, ad ora, i libri che ho ordinato lasciano intendere che mi ci vorrebbero delle sedute, una volta ogni tanto, un po’ spesso.

P.S. Esempi di libri ordinati da Filippo possono essere Il piacere di soffrire, Non vorrei crepare, Non buttiamoci giù, Istruzioni per rendersi infelici e, per concludere il tutto con una bella ciliegina apocalittica, Blues della fine del mondo.

Andata e ritorno. In “treno”.

giugno 23, 2008 di Philapple

Fantastico. No, dico davvero. Il viaggio di andata e ritorno, in treno, per Modena (da e a Milano), non poteva essere migliore.

Andata: assegnazione di un posto, numero 102 per la precisione, inesistente sulla carrozza, numero tre, che mi era umilmente stata designata. Conseguente permanenza per un totale di 30 minuti circa in piedi, vagando per il corridoio.

Ritorno: Simpatico e alquanto originale servizio plus aggiunto, penso senza volerlo (dato che non mi è stato fatto pagare), da Trenitalia solo ed esclusivamente alla carrozza dell’Eurostar in cui il sottoscritto viaggiava. Si trattava di una sauna molto efficiente, ottenuta con la disattivazione, per una lunga parte della durata del viaggio (un’ora e anche più), del sistema di areazione. Nel caso siate scettici, vi assicuro che con il caldo che c’era l’altro ieri la sauna funzionava veramente a meraviglia, tanto che Trenitalia, penso per permettere a noi passeggeri di soggiornarci più a lungo, ha deciso di arrivare a destinazione con 35 minuti di ritardo, prolungando in tal modo la nostra permanenza sul treno.

Il Wii Fit è un po’ troppo buono nelle valutazioni

giugno 15, 2008 di Philapple

Non più di una settimana addietro mia sorella si è comprata il Wii Fit, dopo averne tanto atteso l’arrivo. Io l’ho provato per alcuni minuti in diverse giornate e, dopo aver a lungo ricevuto insulti di ogni genere (e vinto premi che avevano come titolo patofola d’oro dell’anno), che mi hanno fatto sentire l’ameba più grande di tutto il pianeta, sono arrivato a una conclusione, ovvero la necessità da parte di Nintendo di aver ancora molto lavoro da fare per rendere Wii Fit migliore, dato che ad ora sembra avere parecchi bug.

Mi riferisco al fatto che, dopo avermi affibiato questi insulti (meritatissimi, sia chiaro) durante il test d’ingresso, sono stato definito dalla console, in tutte le gare di yoga, muscolari, o altro genere, come o culturista, o praticante di yoga (se non addirittura istruttore).

Io, che ho a malapena sei in educazione fisica. Io, che l’ultima volta che sono andato a correre risale a decenni fa. Ascolti, signora Nintendo: ha evidentemente sbagliato i parametri di valutazione da qualche parte; se lo lasci dire.

Mistero, fino ad Agosto

giugno 13, 2008 di Philapple

Passi l’andare a scuola per vedere i cartelloni con i risultati e trovare una riga bianca, completamente vuota, da parte al proprio nome, con la scritta Sospensione di giudizio a lato. Passi, ma solo perchè sono buono: di fatto non capisco perchè non mi sia concesso sapere in quale materia mi è stata data, la sospensione di giudizio, e mi si debba far attendere, per saperlo, ancora ventiquattro ore: a quanto pare infatti occorre che mi ripresenti il giorno seguente a scuola, giorno in cui finalmente dovrei sapere tutto. Giorno in cui, di fatto, scopro poco o nulla.

Perchè, a quanto pare, l’unica cosa che viene detta è in quale materia si è insufficienti (matematica, nel mio caso); nulla di più. Gli altri voti, il comportamento, i crediti, la media: ci si può scordare di tutto quanto, visto che nulla verrà rivelato al povero studente (che sarei io) se non dopo aver fatto la prova, ad Agosto, per l’assolvimento della sospensione di giudizio. Sinceramente non capisco perchè. Perchè non possa sapere quali voti ho preso nelle altre materie. Perchè debba aspettare fino ad Agosto. Perchè non me lo si possa dire subito.

Ma soprattutto, non capisco questa cosa: la decisione di rimettere “gli esami” a settembre era stata presa per preparare maggiormente gli stuenti, o sbaglio? Era stata presa per evitare che gli alunni se ne fregassero totalmente di certe materie e proseguissero imperturbabili per tutti gli anni con un debito nella stessa materia, senza mai assolverlo, o sbaglio? No, non sbaglio; ve lo dico io. E allora, se mi è concesso, dico anche che i calcoli sono stati fatti male. Perchè per quanto ho potuto vedere, coloro che che avevano cinque in qualche materia non hanno preso un bel nulla; infatti solo quelli che avevano un voto al di sotto del cinque si sono visti appioppare una sospensione di giudizio. Mentre, con i debiti, sarebbe stata data anche agli studenti che avevano cinque (tanto per fare un esempio io l’anno scorso ho avuto matematica e latino, con il cinque, mentre quest anno con questa decisione, se fossi stato nella stessa situazione, non avrei avuto nulla).

Dunque, non mi pare si sia risolto qualche cosa. Anzi, al massimo opterei per l’opposto.

P.S. Poi va beh, sollevato comunque di aver avuto solo matematica (nella quale ero riuscito con molto studio  e fatica, ironico, a raggiungere 3.9), e non anche fisica (in cui avevo 5.5)

Culture of diversity

giugno 10, 2008 di Philapple

Culture of diversity [Basilea 2008]

Tutti con l’iPod. Tutti diversi. Tutti Think Different. Oppure no?

Sindrome di Stoccolma

giugno 9, 2008 di Philapple

Ultimo giorno di scuola 2007/2008

Eppure dovrei essere felice. Tutti aspettano ansiosi l’estate, gioiscono all’arrivo dell’ultimo giorno di scuola, contano i giorni che mancano prima che questo giunga. Eppure, nonostante ciò, non lo sono. Ogni volta che finisce un anno scolastico mi rattristo, e penso che per tre mesi non vedrò più molti compagni, che per tre mesi non avrò più cinque ore al mattimo occupate, non avrò una macchinetta del caffè a cui attaccarmi a ogni intervallo o mattina prima dell’inizio delle lezioni, non avrò un motivo per cui guardare compulsivamente l’orologio e contare i minuti che mancano al suono della campanella, non avrò una persona seduta al mio fianco da stressare per cinque ore di fila e non avrò cinque ore di fila in cui poter pensare ai fatti miei e divagare ovunque mi paia e piaccia, restando con lo sguardo vacuo a fissare una lavagna. Non avrò un blocco degli appunti di fianco a me su cui scrivere e disegnare tutto, fuorchè appunti, non avrò un banco su cui scrivere, e cancellare, o una scusa per evitare qualsiasi richiesta o impegno, non avrò la necessità di fotocopiare da un’altra persona le trenta pagine di spiegazione che non ho mai preso, non avrò un motivo per cui agitarmi e contorcermi, come la paura delle interrogazioni.

Non avrò più nulla. Solamente un’immensa distesa di tempo vuoto che, in qualche modo, andrà riempito. E verrà sicuramente riempito: vacanza studio, piccoli impegni, viaggi e debito ci riusciranno. Ma come? Penso soprattutto a quando, durante l’anno, sono felice del lunedì che arriva, per rivedere quelle persone che per una sola giornata non ho visto. E che magari ora non rivedrò per mesi. E non parlo solo di compagni, ma anche di professori. E penso che se solo domani fosse un giorno scolastico, fra meno di sei ore li rivedrei tutti.